Conversazione con Pierluigi Maori, ideatore del “trading card game” sceneggiato da Bruce Sterling.

I Bitcoin non sono l’inizio della cripto-storia. La prima originale, segreta blockchain nacque all’alba degli anni ’90. Si chiamava Cyberdeck. Era lo strumento con cui ognuno poteva sperare di costruire il futuro. Era un campo di battaglia per futuri possibili. Chiunque poteva combattere questa guerra: i sognatori, i realisti, i distopici, libertari e anarchici, reazionari e utopisti. Qualcosa è andato storto. La blockchain è scomparsa. Ma ora “i milanesi” l’hanno riattivata e resa pubblica. Cyberdeck è tornata.

Non è una realtà parallela, né l’ennesima teoria complottista.

 

Cyberdeck è un gioco digitale di strategia e carte collezionabili (TCG) sviluppato da Mangrovia e basato su blockchain.

Pierluigi Maori, esperto sviluppatore, ne è l’ideatore e il perseverante “deus ex machina” che ci lavora da quasi vent’anni.

“Sono un grande appassionato di videogiochi fin dagli anni ’80. Ho poi scoperto i giochi di ruolo e i “collectible/trading games”. Nel 2003 ho ideato, insieme a Francesco Arcarese e Giuliano Fidanza, un gioco di carte collezionabili a tema “cyberpunk”, sulla scia del famoso Magic: The Gathering. Ci giocavamo tra amici, continuando a svilupparlo. Nel 2006 rilasciammo struttura e regole sotto licenza Creative Commons.

Abbiamo cercato prima di farlo pubblicare in maniera tradizionale, in formato cartaceo e poi di svilupparne una versione digitale, senza successo visto che il settore era, ai tempi, stagnante. Ma l’idea di trasformarlo in un videogioco era sempre presente. La nascita di Bitcoin prima e l’evolversi delle blockchain mi ha fatto pensare alla possibilità di usare questo strumento per realizzare l’architettura del gioco. Nel 2017 ho proposto questo progetto al team Mangrovia, che ne è stato fin da subito entusiasta.”

Il settore del gaming ha cominciato a sperimentare l’utilizzo delle blockchain da pochi anni. L’esplosione è avvenuta con i simpatici gattini Cryptokitties, che, in realtà, sono più che altro carte collezionabili (ovvero asset digitali). Sulla scia si sono affacciati altri giochi, basati su Ethereum, EOS, Tron e altre blockchain pubbliche: possiamo citare Gods Unchained, Cell Evolution, My Crypto Heroes e tanti altri. Purtroppo sono apparsi anche schemi Ponzi truffaldini travestiti da cripto-giochi ma l’interesse per le blockchain è testimoniato anche dall’annuncio del colosso dei videogiochi francese Ubisoft di voler inserire startup che si occupano di questa tecnologia nel suo incubatore.

I vantaggi di utilizzare una rete blockchain per queste e altre tipologie di giochi — come giochi di strategia e MMO — sono essenzialmente riconducibili a quattro fattori:

  • la gestione degli asset digitali attraverso token non fungibili (Non-Fungible Token o NFT), ideali per collezionare, scambiare e commerciare carte e “items

  • la proprietà di questi oggetti, che è effettivamente del giocatore (tramite chiave privata), non essendo memorizzati in database centralizzati di proprietà della compagnia che ha sviluppato il gioco

  • la possibilità di rendere carte e item usabili in giochi diversi

  • la trasparenza resa possibile dagli smart contract che custodiscono regole e parametri del gioco.

Pierluigi vuole subito chiarire un punto: “Noi abbiamo voluto creare un videogioco, divertente, coinvolgente, giocabile. La blockchain è uno strumento, non un fine. È il “database avanzato” che ci ha permesso di realizzare quello che avevamo in mente, di supportare non solo la parte di “transazione” ma anche quella strategica.

In Cyberdeck conta la costanza nel giocare e l’abilità del giocatore: sotto queste condizioni, il giocatore non ha bisogno di spendere soldi. In caso contrario, l’acquisto delle carte a un costo accessibile permetterà sempre ai giocatori di poter giocare senza dover investire cifre folli su carte necessarie. Lo ripeto, è un gioco da giocare, non per speculare o diventare milionari.”

Cyberdech character

Pierluigi e il team di sviluppo (tra i quali spicca il nome di Riccardo Cangini storico sviluppatore di videogiochi italiano) hanno fatto una scelta in controtendenza riguardo il tipo di blockchain adottata.

“Abbiamo riflettuto molto su questo e, dopo diversi test anche su Ethereum e Tron, abbiamo deciso di adottare una blockchain privata, Hyperledger Sawtooth. Ethereum o altre reti pubbliche hanno lo svantaggio di costare molto, in gas e fees, e di avere una valuta con troppe fluttuazioni. Non posso pretendere, inoltre, che i giocatori usino un exchange per acquistare ETH: limiterei troppo la mia audience potenziale alle persone pratiche di criptovalute.

Sawtooth può essere non permissioned, per cui chiunque ha la possibilità di registrarsi liberamente e giocare senza problemi, gestisce molto bene i token e ha un numero di transazioni al secondo sufficiente per gli scopi del gioco. Gli smart contract che gestiscono il gioco sono pubblici e l’asset del giocatore rimarrà sulla blockchain comunque, anche se non possono accedere al gioco.”

All’obiezione che le carte acquisite su una blockchain privata possano perdere il loro valore se la rete (e quindi il gioco) cessa di esistere, Pierluigi risponde che anche le carte su rete pubblica hanno lo stesso destino: l’utente rimane in possesso di token che teoricamente potrebbero essere venduti ma che in realtà non avranno più valore, come titoli di credito di società fallite.

Senza addentrarsi nelle spiegazioni del gioco, Pierluigi vuole però illustrare il “modello economico” che sottende il gioco.

“I giocatori vengono premiati, per la costanza e l’abilità, con token fungibili (per gli esperti, standard ERC20) che rappresentano la “valuta” interna del gioco. Con 10 token, il giocatore ottiene un pacchetto (un token diverso, non fungibile, ERC721) di nuove carte. Il giocatore può anche comprare il pacchetto, attraverso un semplice acquisto con valuta digitale tradizionale (cc/paypal, etc). Il pacchetto viene assegnato al wallet del giocatore: uno smart contract lo “aprirà” e genererà le carte, distruggendo il token originario. Le carte (anch’esse token non fungibili contraddistinte da un id univoco) sono di vario tipo: l’algoritmo dello smart contract che crea le carte è regolato da diversi parametri (pubblici), che ne determinano numero, tipologia e rarità. L’obbiettivo è quello di mantenere il gioco equilibrato e quindi interessante.”

Pierluigi afferma che in futuro i parametri del gioco potrebbero essere automaticamente modificati tramite un algoritmo di machine learning che analizzando le variabili di gioco (partite, carte, giocatori) mantiene costantemente il giusto equilibrio.

“La difficoltà, come sempre, è raggiungere una massa critica di giocatori: più ce ne sono, più token ci sono ma più essi valgono. Per questo puntiamo a far acquisire valore attraverso il gioco. Non posso chiedere all’utente di pagare per qualsiasi cosa, voglio che si diverta. Vogliamo guadagnare poco da ciascun utente sperando siano molti.”

Il gioco è ancora in alpha privata (se chiedete l’accesso a questo link vi sarà certamente dato) ma sono già previsti aggiornamenti, a partire dall’autunno: “Ci sarà un client con una parte grafica particolarmente affascinante, visto oltretutto che uno dei pubblici più attenti a questi giochi è formato dagli streamer, molto attenti alla componente visuale. Stiamo anche valutando una versione in real-time, grazie anche al fatto che da Cyberdeck è possibile estrarre una “board” (la rete dei nodi dei giocatori).”

Come abbiamo visto, il gioco è ispirato al cyberpunk. Chi poteva crearne la storia, la “mitologia” fondante se non Bruce Sterling, il fondatore del movimento?

“Abbiamo contattato Bruce” — prosegue Pierluigi — “che si è subito interessato al progetto. Visto che per lui molte delle previsioni del cyberpunk costituiscono la realtà di oggi, ha voluto ricalibrare la narrazione delle blockchain, immaginandola come lo scenario di una guerra tecno-culturale iniziata trent’anni fa.”

Con l’aiuto di Sterling e della figlia Amy, che ha curato la grafica delle carte, Cyberdeck mira a trasformare ogni giocatore in un “mastro di rete”, che attraverso la creazione dei nodi di uno cyberspazio computazionale e gli scontri con gli altri giocatori, vuole conquistare il suo domani.

Come scrive Sterling: 

Everybody wants to see a future with their own face on.

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