Robot, droni, genetica… e blockchain. Il futuro dell’industria agroalimentare è tutto qui.


by Mangrovia – 6 ottobre 2020

 

Per la prima volta una rivista scientifica dedicata al settore alimentare ha preso in analisi la tecnologia BC applicata all’interno del contesto agrifood al fine di fornire un’analisi oggettiva dei proof-of-concept ad oggi descritti solo da pubblicazioni non specializzate. Mangrovia ha collaborato con Mauro Mandrioli (professore associato in genetica presso Università di Modena e Reggio Emilia e vicedirettore Biogest Siteia UNIMORE) alla stesura di un articolo intitolato “Blockchain technology and traceability in the agrifood industry”, pubblicato recentemente da “Journal of Food Science”.

Oltre a descrivere in modo semplice, ma accurato il funzionamento dei registri distribuiti, lo studio prende in esame diversi tipi di filiera, sottolineando come ciascuna abbia specifiche richieste di tracciabilità e non necessariamente tutte godano di un vantaggio nella tracciabilità dei prodotti fisici.

A seguito di diverse soluzioni realizzate, il settore delle carni è risultato essere un esempio di casistica ideale grazie a tre fattori: 

  1. la produzione prevede diversi stadi (produzione dell’animale; macellazione; lavorazione; distribuzione);
  2. tali stadi sono lineari ma coinvolgono diversi attori; 
  3. il prodotto tracciato (TRU – Traceable Resource Unit), in questo caso rappresentato ad esempio da una coscia o un filetto, è unico e non un insieme di ingredienti.

L’esempio inverso è invece la produzione di vino: in tal caso la complessità di tracciamento del TRU (ovvero la bottiglia) nel suo complesso, cioè ogni ingrediente utilizzato, ed il controllo nella maggior parte dei casi affidato ad un solo attore rende piuttosto difficile l’utilizzo di tutte la funzionalità offerte della BC. Per garantire maggior efficienza alla supply chain del vino potrebbe essere sufficiente infatti l’utilizzo di un sistema di gestione documentale certificato da una BC.

 

In definitiva, per capire se la supply chain in esame avrebbe giovamento dalla gestione dei dati in BC, le principali domande da porsi sono cinque:

  1. ho bisogno di dati certificati?
  2. più di un attore è autorizzato a registrare i dati?
  3. c’è già una terza parte coinvolta che funge da certificatore?
  4. gli attori della filiera sono tutti affidabili?
  5. ho bisogno che i dati siano pubblici?

I vantaggi derivanti dall’applicazione della blockchain nel contesto generico dell’agricoltura 4.0 sono anche analizzati all’interno del libro del prof. Mandrioli in uscita il 18 ottobre: “Nove miliardi a tavola” edito da Zanichelli. La domanda alla quale il libro cerca di dare risposta è: già oggi coltiviamo la metà della terra abitabile, come potremo allora dar da mangiare alle generazioni future senza distruggere l’ambiente in cui viviamo? Come scoprirete se avrete occasione di leggere l’ultimo capitolo, una delle soluzioni individuate è proprio la blockchain.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *